Cari amici,
a valle del clamore mediatico creato in questi giorni intorno al mio ruolo in Fondazione Fontana, mi fa piacere approfittare degli auguri di Pasqua per condividere alcune cose che mi stanno molto a cuore. Non vorrei infatti che questo attacco, immotivato e pretestuoso, potesse in alcun modo intaccare il rapporto di fiducia che sento di aver creato con il mio impegno come amministratore della città.

Fondazione Fontana è nata nel 1998 da una donazione importante che ricevette don Gabriele Pipinato, che la famiglia di don Gabriele (padre e fratelli) decise di raddoppiare per sostenere l’attività di cooperazione internazionale e di formazione avviata da don Gabriele.

Avevo conosciuto don Gabriele in Kenya nel 1996, quando lui era missionario Fidei Donum della Diocesi e io avevo avviato con alcuni amici una scuola di informatica su ispirazione di don Luigi Paiaro, poi vescovo della Diocesi di Nyahururu. Da subito ho nutrito una stima profonda per don Gabriele, per quello che stava facendo e per la sua capacità di essere vicino alla sofferenza delle persone, doti che è facile riconoscergli se lo si conosce. Fin dall’inizio Fondazione Fontana si è caratterizzata da un approccio molto aperto ed efficace alla cooperazione, per cui si è creata a sostegno della sua attività una bella comunità di persone di grande spessore.

Per questa ragione ho accettato di buon grado di entrare a far parte del consiglio di amministrazione nel 2008 quando me lo chiese don Gabriele, orgoglioso di poter fare volontariato insieme a persone stimate, in una realtà così stimolante e attiva in Italia e in molti altri paesi. La grande capacità delle persone del consiglio e dello staff ha consentito alla Fondazione di operare senza intaccare il patrimonio iniziale, ottenendo finanziamenti tramite bandi e con ulteriori donazioni ricevute da privati. Tra queste, un importante supporto è sempre venuto dalla famiglia Pipinato, che ha assicurato nel tempo i finanziamenti per attivare progetti stabili di formazione nelle scuole, sempre tramite canali legittimi e inappuntabili. L’attenzione alle fonti dei finanziamenti ricevuti e agli impieghi fatti è sempre stata molto alta e non è mai transitato denaro che non fosse tracciato tramite istituti bancari, con l’assicurazione che i donatori fossero soggetti conosciuti e i beneficiari meritevoli di sostegno. Addirittura si sono rinunciati contributi perché derivanti da enti non coerenti con la politica di trasparenza e non violenza adottata dalla Fondazione. Da parte mia, nell’attività di consigliere non ho mai ricevuto alcun pagamento o rimborso dalla Fondazione.

Nulla di quanto riportato dalla stampa in questi giorni, a me prima completamente sconosciuto, mi induce a modificare la mia stima verso don Gabriele e tutti coloro che lavorano in Fondazione, consapevole che il patrimonio di sensibilità e valori che ho cercato di portare nell’amministrazione deve molto a quanto nel tempo ho acquisito da loro.

Ancora una cosa: lo studio di cui è socia mia moglie è nello stesso immobile dal 1982, inquilino della cassa di Risparmio fino a quando questa non ha ceduto la proprietà ad altre società, che hanno mantenuto il contratto di locazione. 
Tanto mi sentivo di dovere a tutti voi, perché la fiducia che mi avete dato non abbia motivo di vacillare. 

Buona Pasqua, 
Arturo Lorenzoni

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