In Consiglio Comunale abbiamo approvato le varianti urbanistiche relative a tre importanti progetti per la città di Padova: la conversione della caserma Piave in sede universitaria, la modifica dell’area di via Anelli in area a servizi di polizia, la perimetrazione dell’area della cattedrale Davanzo per lo sviluppo del Piano Attuativo proposto dal raggruppamento privato per la rigenerazione dell’area, con la concessione per 50 anni a fini commerciali e ricreativi. Tre progetti diversi, ma ugualmente importanti per rimettere in moto gli investimenti in città e farla uscire da una stasi che si prolunga da troppo tempo. Con i progetti del tram, del nuovo ospedale su due poli e delle permute per l’allargamento dei parchi Iris e Basso Isonzo sono iniziative capaci di modificare il volto della città dandole una nuova prospettiva.
Devo dire sinceramente che sono orgoglioso di aver contribuito in modo determinante a dare concretezza all’azione di questa amministrazione, conciliando la capacità di essere propositivi con un forte orientamento alla sostenibilità sociale ed ambientale, secondo le linee di una vera politica progressista, che guarda avanti facendo attenzione a non tralasciare nessuno.

Ieri il tema più dibattuto è stato il progetto sulla Cattedrale Davanzo. Il progetto su cui abbiamo lavorato, con l’ascolto nei gruppi di Agenda 21 aperti a tutte le associazioni e negli incontri con molti cittadini, è stato mirato da un lato a migliorare le prestazioni ambientali del progetto presentato prima del nostro arrivo, dall’altro ad assicurare a Padova la sede per il Distretto dell’Economia Solidale, uno spazio di oltre tremila metri quadri per iniziative nel campo delle imprese sociali, dell’innovazione e dell’economia solidale. Sono convinto della grande portata del risultato raggiunto, che vede si uno spazio commerciale nell’area di corso Australia, ma anche uno spazio, che a Padova mancava e di cui c’è grande bisogno, a disposizione a costi molto contenuti.

Sono certo che lo spessore di questo lavoro sia riconosciuto da tutti coloro che hanno a cuore uno sviluppo solidale della città. Mi dispiace che alcuni non riescano ancora a vedere l’aspetto positivo dell’iniziativa e si continuino a rammaricare, anche in modo molto visibile, per un’iniziativa che avrebbero voluto differente (anche se non è chiaro come). Fare sintesi è il compito del decisore pubblico; rimanere ancorati al proprio punto, anche se minoritario, senza la capacità di vederlo coesistere con quello degli altri, porta all’isolamento e alla paralisi amministrativa.
Io ritengo in ogni modo, in questo come in tutti i casi in cui ci sono state posizioni diverse, di aver interpretato la posizione della maggioranza di coloro che mi hanno sostenuto, come ho avuto prova essere nell’assemblea di coalizione civica, dove il sostegno al progetto è stato votato in modo inequivocabile.

Mi auguro che il grande sforzo di aggregazione di forze diverse intorno a idee progettuali molto concrete sia apprezzato dalla città. È l’unica via per superare il facile consenso di chi fa la politica contro e indirizzare l’amministrazione, locale o nazionale, verso progetti ambiziosi, sostenuti da gruppi ampi di cittadini, che non si ritrovano in una politica di chiusura e discriminazione. Cittadini che hanno bisogno di ritrovarsi intorno a delle idee e non a delle paure.

A Padova il consenso che ha sostenuto me e i consiglieri del mio gruppo esattamente un anno fa cercava proprio questo e ritengo che proprio questo stiamo facendo in modo convinto e deciso. Ascoltando molto le persone, ma prendendo anche la responsabilità di decidere e di non cedere alla tentazione di tenere il facile consenso dell’amministrazione ordinaria. Non è di questo che ha bisogno Padova, nè il Veneto e l’Italia.

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